Conversazione immaginaria tra un barattolino ed un tubetto di crema cosmetica… 11


Quando acquisti un prodotto cosmetico, sei più da barattolino o da tubetto?

B: “Ciao io sono un barattolino di plastica e nell’arco della mia vita ho contenuto con me un’importante crema antiage. E tu chi sei?”

T: “Ciao io sono un tubetto di plastica e nell’arco della mia vita ho avuto il piacere di contenere  una crema piedi al mentolo. Una vera ventata di freschezza!”

B: “Noi barattolini siamo decisamente più eleganti di voi tubetti, possiamo essere di svariati colori e consentiamo alle persone di prendere una quantità generosa di crema da spalmare ogni volta. Siamo una famiglia molto varia, di dimensioni diverse anche se la più comune è quella da 50 ml. Siamo fatti di una plastica forte e dura e possiamo avere tappi di chiusura anche molto originali. Già solo a vederci, i clienti soddisfano il loro occhio e, proprio per questo, il nostro effetto sarà superiore al vostro (bias di conferma). E tu che mi dici di te?”

T: ” Noi tubetti, innanzitutto, siamo molto flessibili e questo a noi piace… la flessibilità… ed il fatto che limitiamo l’ingresso a polveri, microrganismi e quant’altro permette di avere creme di qualità. Igienicamente noi siamo meglio di voi! ma anche noi possiamo essere di svariati colori e dimensioni, siamo pratici e ci portano ovunque, basta stare nelle borsette ed il gioco è fatto. Voi in genere avete posti riservati, soprattutto in bagno o sul comodino, non vi godete i viaggi e siete poco pratici.”

B:” Purtroppo è risaputo che la vostra flessibilità dipende dalla presenza di terribili plastificanti, gli FTALATI ed in particolare il BISFENOLO A. Direi molto pericolosi soprattutto per i maschietti perchè causano infertilità e creano disturbi nello sviluppo dei loro genitali, a tutti gli effetti sono devi veri e propri xenoestrogeni. Le future mamme non dovrebbero assolutamente spalmarsi creme prese da voi tubetti per questo motivo! Gli ftalati attraversano la placenta nei primi mesi e giungono al feto…”

T: ” Purtroppo anche voi non scherzate perché portate un grosso problema quando arrivate a fine vita. Venite gettati e nel tempo la plastica dura di cui siete fatti inevitabilmente si frantuma originando le dannosissime micro e nano plastiche. Se non sai di cosa sto parlando, inizio a farti chiarezza dicendo che i micrometri e nanometri sono le unità di misura riferite a particelle di dimensioni piccolissime. In particolare un MICROMETRO equivale a 1 millesimo di mm (le microplastiche hanno dimensione compresa tra 0,1 e 5000 micron); mentre un NANOMETRO è, invece, la millesima parte del micrometro … praticamente invisibile ad occhio nudo!”

B: ” Mi sembra che anche voi tubetti siete portatori di microplastiche! Scrub, dentifrici, saponi struccanti, prodotti antiforfora, ombretti e glitter a base di Polietilene (PE)… anche voi siete parte del problema come noi. Oltrettutto i consumatori ignorano il fatto che le microplastiche non vengono trattenute dai depuratori e finiscono in mare. Qui vengono scambiate per plancton e uova di pesci che saranno poi ingerite da pesci più grandi. Pensa che un semplice tubetto di scrub per il viso contiene circa 300 mila palline di microplastiche che, una volta sciacquato, andranno giù per lo scarico del lavandino, arriveranno in mare aperto depositandosi in parte nei fondali marini ed in parte andranno a costituire falso cibo non solo per i pesci più grandi, ma anche per gli uccelli.

Un ulteriore problema aggiuntivo delle microplastiche è che adsorbono inquinanti chimici, residui di lavorazioni industriali come i policlorobifenili e gli idrocarburi policiclici aromatici che sono cancerogeni!”

B e T: ” Ma anche le nanoparticelle sono molto più subdole e pericolose. Già … sono prodotte o con la nanotecnologia o derivano da processi di frammentazione delle plastiche sia per erosione che per opera dei krill, piccoli gamberetti (da cui poi le industrie ricavano gli omega 3) che sminuzzano le plastiche con le loro chele. Queste nanoplastiche sono poi trasportate dalle correnti presenti negli Oceani e sparpagliate in tutto il mare del pianete Terra… stiamo di fatto contribuendo ad alimentare una crisi planetaria in nome di cosa? della bellezza? e di quale bellezza ci stiamo riferendo? E ancora… lo sai che il rischio che le nano particelle possano penetrare nelle cellule umane non è poi così improbabile?”

Insomma i rischi da micro e nano plastiche sono molteplici, ecco alcuni dati che ho scoperto:

DANNI AL MARE:

  • 267 sono le specie marine a rischio perché ingeriscono plastica
  • forte perdita della biodiversità
  • acidificazione degli Oceani
  • cambiamenti climatici
  • ogni anno muoiono un milione di uccelli e 100mila mammiferi a causa dei rifiuti versati in mare

La presenza di micro e nanoplastiche è davvero impressionante: 290 miliardi di pezzi che galleggiano solo nei primi 10-15 centimetri d’acqua! Ma non solo… Fino a 12.000 particelle minuscole di 17 tipi diversi di microplastica intrappolate in un litro di ghiaccio marino. E’ quanto è stato trovato in campioni prelevati da cinque regioni del mar glaciale Artico da ricercatori dell’Istituto tedesco Alfred Wegener, Helmholtz Center for Polar and Marine Research, secondo cui è una quantità record, molto superiore a quanto trovato in passato.

Le stime dell’inquinamento da microplastiche contenute nei cosmetici non sono trascurabili: ogni giorno ne vengono sversate nei mari europei 24 tonnellate, che diventano 8.600 in un anno.

DANNI ALL’UOMO:

  • ancora in studio gli effetti di queste piccolissime particelle sulla salute
  • al momento sono stati ritrovati in crostacei, miele e birra
  • il 25-30% dei pesci e degli invertebrati contiene microplastiche

Il problema qui non è tanto di natura fisica, ma soprattutto chimica, per la cessione di sostanze inquinanti al cibo.

COSA POSSIAMO FARE INSIEME?

  1. Evita di acquistare prodotti cosmetici che contengono particelle esfolianti a base di polietilene e quindi leggi bene l’etichetta di scrub, dentifrici ai micro granuli, make up e glitter… Ma evita anche i prodotti solari con i filtri “nano”
  2. Evita di acquistare bastoncini di cotton fioc non biodegradabili e non gettarli nel WC
  3. Fai la raccolta differenziata e sii un consumatore attento e consapevole
  4. Se ti capita di osservare qualcuno che getta per terra qualcosa, faglielo notare molto gentilmente
  5. Utilizza per la spesa sacchetti di tela o quelli biodegradabili a pagamento
  6. Acquista prodotti con packaging minimo
  7. Scrub a base di particelle esfolianti vegetali come luffa, bambù, semi di noccioli
  8. Anche gli indumenti di pile se non gettati negli appositi contenitori, si degradano e originano microplastiche, così come i filtri delle sigarette
  9. Per la cosmesi: acquista prodotti che usano plastiche eco-friendly, riciclabili e meglio ancora se compostabili. (Io ho fatto proprio questa scelta).
  10. Diffondi queste informazioni alle persone che conosci

Molti Paesi hanno già bandito le microplastiche nei cosmetici a partire dal 2017, in Italia si prenderà in considerazione a partire dal 2020. La mia domanda è: perché aspettare quell’anno? perché non iniziare subito?

Se ti è piaciuto questo articolo scrivimi qui sotto cosa fai per ridurre questo impatto ambientale nella tua quotidianità.

Siti consigliati:

www.cosmesivegana.it

by Berenice

 

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11 commenti su “Conversazione immaginaria tra un barattolino ed un tubetto di crema cosmetica…

  • Alessandro C.

    Una gran “bella testa” ancora nel mondo Italia, studiosa e assai lavoratrice, ci fà scoprire verità nascoste nel panorama cosmetico e ci dà il giusto peso agli infiniti inganni del marketing pubblicitario. Brava!

  • Giuliana Orsariag

    Sono d’accordo tutti possiamo fare qualcosa x l’ambiente e soprattutto differenziare plastica carta vetro latta alluminio ecc.

  • Tiziana frigerio

    Ciao Berenice. Ti ringrazio per l’articolo che, come sempre nei tuoi scritti, riesci a centrare il problema. Per molto tempo, da ragazza non conscia su cosa fosse un cosmetico e come utilizzarlo, una delle mie più grandi “godurie” era quella di affondare dentro le dita nel vasetto di crema e prenderne una dose abbondante per avvolgermi in morbidezza, freschezza e una gradevole profumazione. Con l’avanzare dei miei studi ho iniziato a capire molte cose, la prima é stata quella di non utilizzare creme con derivati animali (le più ricercate, costose e di conseguenza ambite contenevano olio di visone, di tartaruga o placenta). La seconda, non perché meno importante é stata quella di capire che prendere con le dita la crema dal vasetto era il metodo migliore per contaminarla. Ai tempi le creme erano principalmente in vasetti di vetro che aimè non si riciclavano. Sugli ingredienti cosmetici (INCI) apriamo un capitolo lungo e purtroppo ostico per la maggior parte di noi. Il tam tam mediatico ha fatto sì che la maggior parte degli addetti ai lavori (ma non ancora perfettamente formati) controlli e decanti il prodotto semplicemente perché privo di parabeni e siliconi, senza sapere leggere i restanti ingredienti che possono essere dannnosi per noi e per il pianeta

  • Tiziana frigerio

    Ho spezzato in due il mio commento perché lungo. Su cosa faccio per ridurre l’impatto ambientale agisco su più fronti: non compero niente che sia confezionato quando non é necessario (vedi libri e giornali, scatolame ecc ecc). Utilizzo prodotti con ingredienti biocompatibili il più possibile. Ho fatto istallare l’impianto fotovoltaico. Una buona protesta civile contro gli imballaggi inutili é stata fatta in vizzera una ventina di anni fa’ lasciando nei supermercati ogni confezione che non serviva (per esempio una scatola di tonno ha bisogno della confezione di cartone attorno? Certo che no). Favorire i prodotti sfusi e molti altri accorgimenti aiuterebbero sicuramente. Purtroppo per la maggior parte dei consumatori non é possibile mettere in atto tutti gli accorgimenti perché per la maggior parte delle volte i prodotti sono più cari. Dimenticavo: abbiamo i piedi per camminare e l’auto sarebbe da utilizzate solo per tratti non raggiungibili con i mezzi pubblici o condivisi. Si questo argomento ho parlato la settimana scorsa cin il sindaco del paese umbro (che é il mio buon ritiro) e assieme inizieremo un progetto di benessere naturale e trasporti condivisi

  • Michele

    Articolo molto interessante. Non ti nascondo che non ero a conoscenza di questo problema. Non esiste abbastanza cultura a riguardo, molto probabilmente perché non c’è interesse a diffonderla. La raccolta differenziata per noi è una prassi già da anni ma sicuramente non è sufficiente. Farò tesoro di queste informazioni per cambiare anche gli acquisti in futuro. Grazie e complimenti

  • Alessia

    Da te si impara sempre, soprattutto perché scrivi in maniera molto semplice cosicché tutti possano comprendere! Dovremmo tutti fare più attenzione a ciò che usiamo, per la salute dell’ambiente e di conseguenza anche x la nostra! E ti ringrazio x avermi insegnato che cos’ è meglio usare.. grazie x tutte queste preziosissime informazioni di cui pochi purtroppo sono a conoscenza!

  • Federico

    Ancora una volta con i tuoi articoli riesci a farci capire in maniera semplice argomenti complessi. Grazie é sempre un piacere leggerti e capire che le nostre scelte sono importanti per il nostro benessere e quello del mondo in cui viviamo.

  • Eli

    Come spiegare cose complesse ed importanti in modo semplice e diretto per far riflettere anche chi non ha voglia di ascoltare! Brava!

  • Patrizia

    Che shock! È allucinante pensare a quanta indicibile porcheria riversiamo in mare, per poi magari gettare la colpa dell’inquinamento marino sulle spalle delle maxipetroliere o di altri maxi-responsabili che non hanno nulla a che fare con noi. Dobbiamo e possiamo contribuire a peggiorare o migliorare la salute del pianeta: io scelgo di informarmi e di impattare il meno possibile, perciò grazie Berenice per questo articolo interessantissimo che fa aprire gli occhi davanti a una veritá scomoda, ma che possiamo cambiare con le nostre scelte quotidiane!